Se i Social Network non pagano…
Basterebbe la frase, non è tutto oro quello che luccica a spiegare il concetto, di fatto la storia si ripete ciclicamente, corsi e ricorsi storici che si sovrappongono nell’informatica con fin troppa prevedibilità.
Il mondo Internet è un libro aperto, forse perchè giovane e appannaggio di pochi veri manager e tanti creativi, poco avvezzi a far quadrare i conti ma micidiali quanto a inventiva.
Leggo in questi giorni come si prospetti una nuova bolla, pronta a scoppiare a causa dei massicci investimenti fatti, a fronte di poche entrate.
Come dice giustamente Roberto Dadda negli utlimi anni chi ha investito in Internet e in particolare nei social network non si è mai preoccupato di sviluppare modelli di business in grado di offrire un futuro solido, c’è stata solo una corsa disperata all’acquisizione di iscritti, all’email, all’utente, il valore del progetto viene calcolato dal numero di persone registrate al servizio. Tuttavia il business plan è debole, si abitua l’utente al gratis, il gratuito è anche la leva alla registrazione e alla prova, in realtà il try & buy è radicato nel mondo dell’informatica da sempre, ma se da un lato garantisce piuttosto rapidamente una buona affluenza, dall’altra non paga i costi dei server nè altri conti o bollette.
Il paradosso è grande, sfido chiunque, lo usi, a parlare male di Twitter piuttosto che di MySpace o Facebook, in pochi possono ormai farne a meno ma non abbastanza da pagare per poter continuare ad usufruirne, è difficile chiedere di pagare a chi si è iscritto anche perchè gratis, è psicologicamente drammatico oltre che commercialmente discutibile, la rete è poi talmente organizzata che il rischio di fughe in massa verso cloni e simili è sempre valido.
Come guadagnare con i social networks?
Beh la risposta non è delle più semplici, soprattutto se si considera che gli utenti sono stati abituati dai colossi, Google in testa, ma anche dalle startup emergenti, ad avere molto per niente, questo ha svalutato il valore del lavoro che c’è dietro ogni singolo network, accrescendo il valore di ciò che si era raggiunto. In poche parole come a livello aziendale, più clienti, utenti registrati, si hanno, più il valore dell’azienda cresce, questo è vero ma le differenze risultano presto evidenti
- in pochi creano aziende per rivenderle presto, ovvero ci sono episodi di speculazione ma in generale ritengo che un’azienda si crei principalmente con lo scopo di fornire un qualche servizio, produrre qualcosa di innovativo o semplicemente rispondere ad una domanda che riteniamo interessante nel nostro territorio
- nel web 2.0 si è creato con pochi sguardi al futuro, si vuole essere i nuovi YouTube o Del.icio.us si cerca di fare di tutto per essere acquistati da qualche colosso e si spera che ciò avvenga nel migliore dei modi, e anche quando non si cede immediatamente, vedi Facebook, credo lo si faccia più per alzare il prezzo che per proseguire con le proprie gambe.
- Gli Angel Investor e i Venture Capitalist hanno svolto un ruolo determinate in molti successi, primo fra tutti Google, ma i tempi cambiano velocemente, non si è più in esclusiva e non è facile diventare leader specialmente in un settore che evolve con tale rapidità.
- La differenza maggiore credo rimanga anche che i clienti di un’azienda portano in un certo modo un indotto, costituiscono un valore economico molto più concreto di milioni di utenti che non hanno mai tirato fuori un soldo, e su questo credo ci sia poco da dire.
Fino ad ora i guadagni sono arrivati principalmente in due modi
- La pubblicità, PPC-Pay per Click, Banner, visibilità, e perchè no vendita di link
- Premium membership, Flickr ad esempio, ovvero tutto è free ma se vuoi qualche caratteristica in più devi pagare un fee.
La debolezza dei modelli sopra citati è nella cultura che Internet incarna, la cultura del free inteso come gratis e non come accessibilità non subordinata, del “non lo pago” piuttosto del “lo pago, magari meno e più volentieri, perchè non assoggetato a vincoli di copyright e/o monopoli”.
A questo aggiungerei che le statistiche dicono che solo 4 utenti su 10mila cliccano sui banner o annunci pay per click e questo spiega perchè gli analisti prevedono crisi.
Questo post spiega nel dettaglio uno dei miei ultimi Tweets “ vorrebbe riavere il suo MacBook Pro per affrontare il problema dei modelli di business per i social network…” perchè credo fortemente che il web 2.5 / 3.0 debba necessariamente passare per una programmazione almeno a medio termine che permetta di essere indipendenti e non di dover esclusivamente sperare di essere acquistati dal Gigante di turno.