Luca Ballerini - seo, web marketing, consulenza


SEO: Google e i paid link

Pubblicato in seo by luchino il 19 Giugno 2008

seo - webmarketing

Come detto più volte, per migliorare la propria visibilità all’interno dei motori di ricerca è fondamentale un’ottima campagna di link building. Pratica lunga e difficile a meno di utilizzare pratiche che rientranto nell’area Grey o Black Hat SEO.

Link building significa letteralemente costruzione di link, come abbiamo visto maggiore sarà il numero di link verso il nostro sito, senza dimenticare la qualità e l’argomento del sito dal quale provengono, maggiore sarà l’importanza che i motori danno alle nostre pagine.

I link di per sè non sono sufficienti e devono essere impostati in un certo modo, ovvero devono avere una struttura che ci permetta di sfruttare il meglio di ogni collegamento.

Ogni link è formato da diversi elementi tra i quali i più importanti sono l’url di destinazione (href) e l’anchor text, ovvero il testo che è linkato, quello su cui si clicca per accedere al collegamento. Chi si occupa della parte SEO deve impostare al meglio la campagna di link building, non solo per quanto riguarda l’aspetto numerico ma anche e soprattutto sotto l’aspetto qualitativo cercando di ottenere backlink variabili ma sempre correlati alle keyword che vogliamo spingere. Se ad esempio vogliamo valorizzare le parole vendita pippo, produzione pippo, pippo in plastica, dovremo alternarle con sapienza cercando anche di fonderle per ottenere i risultati migliori, per esempio vendita e produzione pippo o vendita pippo in plastica.

Altra cosa importante sarà cercare di ottenere l’inserimento del link in un contesto più naturale possibile, come un post o una recensione per conferire maggiore importanza al legame tra i due siti, inoltre molti siti si sono specializzati nella vendita vera e propria di link dai propri siti, magari con posizione e pagernak elevati.

Fino a qualche tempo fa il sistema funzionava egregiamente ma ora Google e presto gli altri stanno penalizzando fortemente questa tipolgia di link. Oltre ad essere una tecnica in pieno stile black hat seo spesso i link non erano consistenti, provenivano da siti con valore piuttosto alto, ma che non sempre trattavano argomenti in relazione ai link venduti. Google ha risolto tutto inizialmente togliendo valore a questi link, ma ultimamente anche penalizzando sia i siti dei venditori che quelli degli acquirenti.

La pratica seo è sicuramente frutto di conoscenza abbinata anche ad applicazione e spesso un pizzico di fantasia, come spesso accade molti avevano trovato una strada veloce per ottenere il risultato, ed altri il modo per monetizzare i risultati di indicizzazione ottenuti.

Se i Social Network non pagano…

Pubblicato in Internet by luchino il 3 Giugno 2008

Social NetworksBasterebbe la frase, non è tutto oro quello che luccica a spiegare il concetto, di fatto la storia si ripete ciclicamente, corsi e ricorsi storici che si sovrappongono nell’informatica con fin troppa prevedibilità.

Il mondo Internet è un libro aperto, forse perchè giovane e appannaggio di pochi veri manager e tanti creativi, poco avvezzi a far quadrare i conti ma micidiali quanto a inventiva.

Leggo in questi giorni come si prospetti una nuova bolla, pronta a scoppiare a causa dei massicci investimenti fatti, a fronte di poche entrate.

Come dice giustamente Roberto Dadda negli utlimi anni chi ha investito in Internet e in particolare nei social network non si è mai preoccupato di sviluppare modelli di business in grado di offrire un futuro solido, c’è stata solo una corsa disperata all’acquisizione di iscritti, all’email, all’utente, il valore del progetto viene calcolato dal numero di persone registrate al servizio. Tuttavia il business plan è debole, si abitua l’utente al gratis, il gratuito è anche la leva alla registrazione e alla prova, in realtà il try & buy è radicato nel mondo dell’informatica da sempre, ma se da un lato garantisce piuttosto rapidamente una buona affluenza, dall’altra non paga i costi dei server nè altri conti o bollette.

Il paradosso è grande, sfido chiunque, lo usi, a parlare male di Twitter piuttosto che di MySpace o Facebook, in pochi possono ormai farne a meno ma non abbastanza da pagare per poter continuare ad usufruirne, è difficile chiedere di pagare a chi si è iscritto anche perchè gratis, è psicologicamente drammatico oltre che commercialmente discutibile, la rete è poi talmente organizzata che il rischio di fughe in massa verso cloni e simili è sempre valido.

Come guadagnare con i social networks?

Beh la risposta non è delle più semplici, soprattutto se si considera che gli utenti sono stati abituati dai colossi, Google in testa, ma anche dalle startup emergenti, ad avere molto per niente, questo ha svalutato il valore del lavoro che c’è dietro ogni singolo network, accrescendo il valore di ciò che si era raggiunto. In poche parole come a livello aziendale, più clienti, utenti registrati, si hanno, più il valore dell’azienda cresce, questo è vero ma le differenze risultano presto evidenti (continua…)